Dedicato al mio Amico Speciale
Prefazione dell'Autrice
Caro Lettore,
Desidero comunicarti che la storia che leggerai potrebbe essere
simile a quella di tanti altri che come me hanno intrapreso un Percorso ed incontrato un Amico Speciale, che e' poi diventato il loro Maestro.
Siccome questo testo potrebbe andare nelle mani di chiunque
ho preferito mantenere l'anonimato
dei protagonisti per una questione di privacy.
Dedico le mie righe a te che, distrattamente passando su internet,
sei forse in cerca di una parola
che proviene da quel Grande Maestro che e' dentro ciascuno di noi
e che purtroppo solo pochissimi
riescono ad ascoltare.
Teresa
Era una giornata uggiosa di Novembre quella nella quale nacqui.
Mia madre, una donna fragile, mi stringeva fra le sue braccia ed io, inconsapevole, non sapevo neanche di essere nata. di essermi affacciata in un mondo totalmente nuovo e diverso dall'utero materno caldo e protetto.
Sin da piccola ho dei ricordi nitidi dei momenti di difficolta' e dei momenti di gioia, a dir la verita' erano piu' i primi che i secondi.
I ricordi che ho di mio padre, soprattutto prima dei miei otto anni, sono molto belli. Mio padre, pur essendo un uomo dall'umore mutevole, nei miei confronti era sempre disponibile. Ancora mi ricordo le belle passeggiate ai Castelli Romani dove incontravamo altri suoi amici e dove, in primavera, sentivo vivo l'odore degli alberi e dei fiori ed il calore del sole sul mio giovanissimo viso. Era bello vedere mio padre felice che mi teneva per mano e sorrideva, mi faceva sentire sicura fra le sue braccia ed io mi sentivo la bambina piu' felice del mondo.
Ad un certo punto, pero', qualcosa cambio' in lui. O forse cambio' in me, in quanto io mi stavo facendo ormai una signorina e tutti quei momenti felici, che ora porto dentro di me come fossero pietre preziose a cui ogni tanto rivolgere lo sguardo, si dispersero nel vento. Lui, a causa di diversi problemi economici, inizio' a bere e, purtroppo, i suoi atteggiamenti violenti si esasperarono. Anche se mio padre non era mai stato un uomo cheto, in quel periodo io sentivo che stavo allontanandomi da lui e che questa frattura non si sarebbe piu' rimarginata.
Mia madre, invece, era totalmente succube di mio padre. Sia perche', nei momenti di rabbia, mio padre poteva diventare violento, sia perche' lei non aveva la forza di reagire. Infatti, forse a causa di esaurimenti nervosi che l'assalirono in quel periodo, aveva anche tentato il suicidio per ben due volte. Mi ricordo ancora le mie grida quando sentii l'odore del gas arrivare sino alla mia stanza. Corsi immediatamente in cucina e la trovai accasciata per terra con la testa dentro il forno. Le mie grida di dolore, rotte dal pianto, e grazie al fatto che ero appena arrivata in tempo, la fecero trasalire e si salvo'. Ma non dovete pensare che mia madre, a causa di questo, era una figura inesistente o sempre accondiscendente, tutt'altro, soprattutto nei miei confronti. A volte, non so se per alleggerirsi da una forma di tensione, scaricava su di me la sua rabbia immagino che possiate comprendere come.
La rabbia di mia madre, in quei momenti, era diversa da quella di mio padre; a volte sembrava essere molto piu' cattiva. Potete capire, quindi, che sono nata in un ambiente dove molto spesso regnava la tensione e la violenza ed il mio modo di reagire a tutto questo era quello di chiudermi sempre piu' in me stessa o assumere un atteggiamento di ribellione verso tutto quello che proveniva dalla mia famiglia.
Dentro di me speravo che un giorno potessi trovare un uomo che mi amasse, dandomi quel calore che mi mancava. Sognavo spesso di fuggire lontano e, qualche volta, mi domandavo perche' ero destinata a tanta sofferenza. Mi chiedevo perche' ero nata e quale poteva essere lo scopo, se ve ne era uno, della mia vita.
Verso i diciassette anni, quell'incontro che attendevo, avvenne. Era il 2 novembre del 1968 ed io stavo passeggiando con una mia amica ed eravamo dirette al solito luogo dove ci incontravamo con le altre della nostra comitiva. Eravamo sedute vicino ad una fontana e si avvicinarono due ragazzi, come spesso avviene in situazioni di questo tipo quando si e' giovani. Mi colpi' profondamente uno dei due, le sue spalle erano larghe e aveva dei lineamenti che mi trasmettevano sicurezza. Ora comprendo che allora avevo bisogno di sentirmi rassicurata, forse avevo bisogno di ritrovare quelle sensazioni che avevo provato anni prima fra le braccia di mio padre.
Quell'incontro avrebbe sconvolto la mia esistenza in modo radicale, perche' quel giovane divenne mio marito.
Il nostro matrimonio non avvenne pero' nei modi idilliaci che voi potete pensare. In realta' io e mio marito ci dovemmo sposare perche', nel frattempo, ero rimasta incinta e non avrei mai potuto crescere quel figlio da sola, la mia famiglia non me lo avrebbe mai permesso. Anche per mio marito quella mattina, quando tornai dal medico che mi aveva diagnosticato una gravidanza in corso da ben due mesi, fu un vero shock. Non perche' lui non mi volesse bene o io non volessi bene a lui, bensi' perche' eravamo entrambi giovani (avevo solo diciotto anni) e soprattutto perche' ci sentivamo impreparati a dover affrontare tutte le responsabilita' che un matrimonio con dei figli comportava.
Alla fine ci sposammo ed io sentivo un amore incredibile per quella creatura che cresceva dentro di me. Il periodo di gestazione fu assai felice, sentivo in me quella creature vivente e mi sembrava che potessi continuamente comunicarle tutto cio' che vivevo, sia i miei pensieri che le mie emozioni.
Dopo qualche anno subii un intervento chirurgico all'utero che mi atterri'. Pur sapendo che non avrebbe creato dei danni permanenti, mi colse il timore di non poter piu' avere dei figli e questo mi fece desiderare di diventare madre un'altra volta. Infatti dopo tre anni dalla nascita della mia prima figlia che chiamai Valeria, ne ebbi un altro, stavolta un maschietto, e gli diedi il nome di Gianluca.
Intanto i rapporti con mio marito non erano dei migliori. Non c'era quella comunicazione che avrei voluto, ne' mi sentivo avvolgere dal suo calore. Sentivo solo la presenza dei miei figli e questo era per me fonte di grande serenita'. La mia sensazione di solitudine sembrava essersi sedata e io sapevo di iniziare una nuova esistenza.
Con il passare del tempo, mentre i miei figli crescevano ed io cercavo di non fargli mancare nulla, mi resi conto che dentro di me vi era una mancanza. Quando li educavo, tentavo di trasmettere loro taluni principi. Ad esempio sentivo che la loro felicita' non poteva essere dettata esclusivamente dall'eleganza dei vestiti o da quanti giocattoli potevo offrir loro. Erano bambini, certo, ed io mi prodigavo per non farli sentire a disagio in nessun modo, ma mi sembrava assurdo come la televisione o la moda potessero creare nei ragazzi delle infelicita' o delle competizioni che riguardavano solo il loro aspetto esteriore e non la ricchezza dei sentimenti.
Questo riguardava, pero', un mio processo interiore. Non riuscivo ad accettare il fatto che l'esistenza potesse condursi senza un motivo diverso, anche se non sapevo con quale altro poteva sostituirsi, a quello del bisogno ordinario e della corsa continua a cui ero sottoposta.
Spesso, osservandomi intorno a me, mi sono sempre chiesta: qual e' lo scopo di tutte questo? E' possibile che si viva esclusivamente per avere una bella macchina o una bella casa o un posto di lavoro sufficientemente dignitoso?
D'estate, ogni volta che andavo al mare quando i miei figli avevano quattro o cinque anni, mi soffermavo a guardare quella massa di gente al sole, tutti sdraiati a pochi centimetri gli uni dagli altri sopra dei teli colorati, come se stessero tappezzando la spiaggia con un insieme di screziature colorate. Mi veniva sempre in mente la tavolozza di un pittore, macchiata di colore dappertutto. Immaginavo di osservarli dall'alto e di osservare me stessa in quella calca e l'impressione che avevo era quella di tante formiche che, dopo un lungo inverno di duro lavoro, si precipitavano al ciglio di una enorme pozzanghera per riceverne un po' di frescura.
Non potevo credere che tutti noi ci sforziamo, utilizziamo tutte le nostre energie solo per avere un pullover piu' bello dell'amico o una casa con un meraviglioso lampadario per far invidia alla nostra vicina o cose del genere.
Ultimamente ho letto sul giornale che il figlio di Giovanni Agnelli si e' suicidato. Questo mi ha fatto venire in mente i pensieri di tanto tempo fa. Il giovane Agnelli poteva avere veramente tutto, la macchina migliore, il pullover migliore, la casa migliore. Eppure era infelice. Forse aveva nel cuore una sofferenza cosi' grande che il suo potere di sopportazione aveva varcato i limiti. Gli era rimasta solo la forza di recarsi con l'automobile a quel ponte e farla finita. Mi ha sempre impressionato il fatto che la sua macchina era ancora accesa quando la polizia l'ha ritrovata; mi ha fatto pensare a quanta fretta aveva a chiudere la sua vita cosi' agiata, ormai nulla aveva piu' importanza. Tutte le sue ricchezze, la sua fama e neanche la sua profonda tristezza avevano piu' importanza. lui aveva deciso di suicidarsi.
Anch'io in quel periodo non potevo piu' vivere in quel modo, la mia vita era arrivata al punto massimo di sopportazione. Ma come tutti noi spesso facciamo (nel mio caso per amore dei figli, che erano la mia unica gioia) tiriamo avanti ignorando completamente quella voce interiore che ci dice: "ma deve esserci uno scopo piu' alto! Deve esserci un motivo piu' valido che dia significato a questa vita condotta come automi!"
In effetti ancora non sapevo che in qualche luogo, da qualche parte, quel motivo esisteva e stava da sempre li' ad attendermi, ad aspettare che io potessi aprire gli occhi e condurre la mia vita verso di lui. Un motivo che avrebbe cambiato totalmente la mia esistenza e l'avrebbe fatta vibrare permettendomi di sentire me stessa nuovamente in sintonia con la natura ed il mondo.
Passarono degli anni da quei pensieri sulla spiaggia e i miei figli crescevano.
Mi ricordo ancora il loro primo giorno di scuola e con quale entusiasmo io li accompagnai. Erano solo dei bambini, ma li vedevo con gli occhi di una mamma piena di amore ed ero orgogliosa di condurli alle porte del mondo.
Pero' ebbi la forte percezione che stavano crescendo quando cominciarono ad avere le loro prime amicizie, le loro prime feste ed i loro primi momenti di indipendenza.
Gli anni passarono in fretta e cambiammo casa. Ci volle del tempo per abituarmi a quella nuova abitazione, era piu' grande ed anche piu' comoda. Chi ha avuto dei figli sa quanto possa essere utile avere piu' spazio a disposizione. Naturalmente fu difficile per loro lasciare i luoghi della loro infanzia, le loro amicizie e lo spazio verde che avevamo proprio innanzi alla vecchia abitazione e nella quale giocavano molto volentieri. Purtroppo pero' non potemmo fare a meno di trasferirci.
Non sapete quanto un fatto che puo' sembrare cosi' banale, come un trasferimento di residenza, possa essere, invece, l'inizio di un capitolo di vita totalmente nuovo, diverso ed inaspettato.
Quando ci trasferimmo, anche se ero abbastanza contenta per i motivi che vi ho gia' detto, avevo solo un'unica piccola preoccupazione che si annidava ogni tanto fra i miei pensieri. Infatti gia' sapevo che al piano sottostante al mio abitava una donna che aveva avuto delle difficolta' psichiche. Avevo saputo che in tutti i luoghi dove lei era vissuta erano accadute liti e atti di violenza. Una volta qualcuno mi aveva raccontato che era arrivata persino a litigare con il marito (in quanto era sposata) e, uscendo con la camicia da notte chiazzata di sangue, si dirigeva a piedi nudi di corsa verso l'ospedale urlando e sbraitando. Potete immaginare con quale stato d'animo iniziai a relazionarmi con lei.
Per i primi cinque o sei mesi di sufficiente sereno vicinato (dico sufficiente perche' spesso sentivo che gridava la notte o faceva chiasso litigando con non so chi) tutto ando' relativamente bene.
Una mattina, mentre i miei figli erano a scuola ed io stavo guardando un po' di televisione, sentii che qualcuno bussava alla porta d'ingresso. Credendo che fosse il postino aprii con serenita' e mi trovai davanti proprio lei, la sig. Mara. Era a piedi nudi davanti al mio pianerottolo e, pur essendo inverno, indossava soltanto una magliettina a maniche corte, come era suo solito. Anche se ci fosse stata la neve o la bufera, non l'avreste mai vista con un maglione o con delle scarpe ai piedi.
I pantaloni erano quelli di una tuta macchiata e lavata chissa' quanto tempo prima. Il suo viso era singolare, pur non essendo una donna brutta aveva dei lineamenti piuttosto marcati e una pelle scura. La cosa che maggiormente mi colpiva erano i suoi occhi azzurri sbarrati che teneva fissi su di me, di un azzurro chiaro quasi color del ghiaccio, che risaltavano maggiormente perche' circondati dalla incavatura degli occhi. Le mani erano corte e mi impressionarono i movimenti strani delle sue dita, mentre cercava di parlarmi. La sua voce era alta di tono, anche se non ve ne fosse stato alcun bisogno, pur essendo minuta e l'effetto che dava ascoltandola era simile al rumore di un contenitore di spilli riversato sul pavimento.
Io rimasi attonita "ciao Mara, dimmi pure" cercai di essere breve per non turbarla e per liberarmene il prima possibile. "Teresa.." disse "volevo svelarti un segreto.".
Mettetevi nei miei panni, cosa fareste voi se la vostra vicina di casa, di cui sapete che e' un soggetto psicotico, vi bussa alla porta e inizia a relazionarsi con voi in modo del tutto inaspettato? La mia reazione fu quella di essere dolce, non avevo nessuna intenzione di turbarla, ne' di creare astio nei miei confronti. "Mi fa piacere che mi rendi partecipe delle tue cose." sperai di toglierle cosi' quell'aria di gelo che vedevo nel suo volto, ma invece ottenni l'effetto contrario. I suoi occhi si accesero di una luce sinistra e continuo': "spesso riesco a togliere qualche soldo da quelli che mio marito mi da' per la spesa.". Non sapevo dove voleva arrivare, ma avevo timore che potesse essere qualcosa di veramente terribile per me, ma la lasciai continuare. "Siccome so che tu stai lavorando lontano.". Era vero che lavoravo, da qualche tempo, come colf in diverse case, per contribuire attivamente alle spese di famiglia. ".volevo proporti di venire a pulire casa mia che ne dici? Io potrei pagarti te l'ho detto, ho i soldi." Inizialmente non seppi rispondere, sentivo le mie labbra tremare. Andare a lavorare da lei? Non ci pensavo nemmeno! La sua casa non aveva mobili (una volta vi ero entrata per consegnarle una lettera) se non quelli strettamente necessari, era sporca, ma soprattutto mi faceva paura dover stare al suo fianco, assistere alle sue crisi o subire chissa' cosa. Siccome pero' non volevo turbare quell'equilibrio, riuscii a trovare il modo piu' cordiale che mi veniva in mente per rifiutare "Cara Mara, sono felice che tu me lo chieda. Ma purtroppo ho gia' molti impegni ed ho pochissimo tempo anche per casa mia. Comunque, se tu hai bisogno di una mano te la daro' volentieri, ma senza farti spendere nulla. Siamo vicine, se non ci si aiuta fra di noi chi altro puo' farlo?" In realta' le miei intenzioni erano quelle di chiudere il discorso e di far passare del tempo, nella speranza che lei se ne dimenticasse. Appena avuta questa mia risposta lei mi guardo' senza la minima espressione in volto e silenziosamente mi lascio' li' da sola, come se non avesse mai parlato con me. Non sapevo come interpretare quell'atteggiamento e non sapevo neanche se quella mia risposta le fosse piaciuta o meno, ma provai un grande sollievo che se ne fosse andata, mentre chiudevo la porta.
Per qualche giorno non la incontrai e credevo che la cosa non avrebbe piu' avuto nessun tipo di conseguenza. In realta' lei stava covando dentro vendetta. Un pomeriggio, mentre io scendevo le scale per uscire, sentii la sua voce stridula che mi diceva: "Ah ah! Sta passando la signora del piano di sopra che non ha bisogno di lavorare!" Mi impressiono' soprattutto il suono della sua voce, che era fra il sarcastico e l'ironico, ma non gli diedi troppa importanza. Da quel momento, pero', presi una decisione che forse non fece altro che gravare la situazione, ma il mio unico desiderio era quello di avere meno rapporti possibili con lei, decisi di non salutarla per evitare che lei potesse anche soltanto rivolgermi la parola.
Questo fu purtroppo solo l'inizio di una lunga serie di guai che seguirono.
Un giorno mi resi conto che dal balcone lei stava buttando del cibo proprio sopra la nostra macchina. Mio marito decise di scendere per chiederle di smetterla e da li' inizio' un periodo di reazioni violente e di dispetti.
Ad esempio quando rientravamo in casa lei con un tubo dell'acqua cercava di prenderci come se fossimo dei bersagli da colpire, oppure diverse volte e' successo che mentre salivo per le scale lei mi gettava sassi o sale, diverse volte mi ingiuriava e di notte con un martello (o non so cosa) faceva dei rumori talmente forti da non farci dormire. La nostra casa era piuttosto isolata e in quella palazzina abitavamo soltanto noi e lei. Potete capire come aveva campo libero per poter attuare i suoi piani.
Ero disperata, la sua cattiveria era arrivata ad un limite massimo. Chiunque di voi ha mai avuto a che fare con persone squilibrate, sa quale inferno possa essere vivere in condizioni di questo tipo. Soprattutto quando si e' in contatto con persone potenzialmente pericolose. Solo ultimamente ho saputo che la sig. Mara aveva sempre con se' un coltello e che diceva ai figli, di soli cinque o sei anni, che lo avrebbe utilizzato contro di me prima o poi.
Ero distrutta, avevo paura ogni volta che uscivo di casa perche' passando sul suo pianerottolo puntualmente la porta si apriva ed io subivo improperi, minacce fino al giorno in cui lei arrivo' a spintonarmi e a sputarmi in viso. E oggi sono felice (dopo tutto quello che ho saputo in seguito) che in quel periodo non avevo neanche coraggio di reagire, in quanto lei non aspettava che questo. Le sue provocazioni, infatti, erano trappole che tesseva per avere l'occasione di colpirmi e di danneggiarmi fisicamente. Come ripeto il coltello che portava sempre con se' (e di cui nulla io sapevo all'epoca) aveva una sua precisa funzione, se avessi reagito in modo inconsulto.
Mi assalivano l'angoscia ed il terrore al solo pensiero di dover continuare a vivere in quella casa, ma purtroppo le condizioni economiche non erano sufficienti per comprare una casa nuova.
Diverse volte chiamai le forze dell'ordine, ma loro continuamente mi ripetevano che non potevano fare molto in quanto quella persona era squilibrata e, quindi, intoccabile. Solo se ci fosse stata violenza fisica sarebbero potuti intervenire. Mi ricordo che una volta dissi: "Ma allora voi sopraggiungerete solo se quella donna mi avra' picchiata o, ancora peggio, ferita o uccisa?" La loro risposta fu solo: "speriamo che questo non accada mai".
Ero arrivata al limite, non avevo nessuno che mi poteva aiutare. Mio marito era spaventato almeno quanto me per non parlare del timore che avevo per i miei figli. Ogni volta che uscivano da soli il mio cuore batteva impazzito e pregavo Iddio che li proteggesse. Spesso mi ritrovavo a piangere da sola, quando mio marito era al lavoro e mi sembrava di perdere la ragione, nell'angoscia della mia solitudine.
Andai dal prete, ma lui pote' solo dirmi di pregare e, nonostante pregassi, non riuscivo a controllare la paura e l'angoscia. Sentivo Dio lontano miliardi di chilometri, forse assai distratto da dolori e problemi di gran lunga piu' grandi dei miei. Eppure per ciascun uomo anche il problema piu' piccolo e' un problema enorme se non sa come affrontarlo, se e' solo e se ha paura.
Allora iniziai a girare fra i maghi e le cartomanti, nella speranza che qualcuno potesse fermarla. Oggi comprendo quale grande errore ho fatto, ma in quei momenti di panico non intravedevo nessun'altra soluzione. Ero sconvolta perche' i suoi improperi aumentavano e i suoi momenti di follia si facevano sempre piu' frequenti. Sbatteva la scopa sul soffitto (in quanto io gli abitavo proprio sopra) e chiamandomi per nome diceva: "Teresa te la faro' pagare!" con una voce che non saprei descrivervi se non con l'aggettivo "demoniaca", cosi' stridula che mi raggelava il sangue nelle vene. Le offese piu' volgari, le urla, i lamenti notturni e diurni avevano trasformato la mia casa in un inferno e in una gabbia.
Intanto ogni volta che chiamavo la polizia loro, che ormai mi conoscevano bene in quanto li avevo chiamati decine e decine di volte, mi riattaccavano il telefono dicendomi solo: "Abbia pazienza, abbiamo gia' fatto il possibile".
Come dicevo iniziai a girare fra le cartomanti e spesi molti soldi solo per avere delle vere e proprie fregature. Tutte mi promettevano che le cose, con le loro "magie" si sarebbero risolte in men che non si dica, ed intanto io aprivo il mio portafoglio.
In realta' nulla accadeva ed io cadevo in una depressione sempre piu' nera e piu' difficile. In quei giorni le ore passavano per me sempre cariche di tristezza, di pensieri negativi, di paure vere e proprie. E credo che anche i miei figli, che ora sono grandi, possano ricordarsi di quei momenti. Anche loro li hanno vissuti con me vicino e ne sono stati turbati. Sono cresciuti,in quella fase della loro vita, in un clima di vero e proprio terrore psicologico e tutt'ora, talvolta, ricadono in pensieri negativi di timore e paura. Talvolta i loro sogni riportano a galla quegli incubi e le loro tracce, forse, rimarranno per sempre in noi come parte del nostro passato.
Intanto passavano i mesi e gli anni e non sto a raccontarvi a che punto arrivai di disperazione ed angoscia. Ogni giorno era sempre la stessa cosa per me e nulla aveva ormai piu' valore. Stavo quasi pensando di farla finita anch'io.
Talvolta, pero', proprio quando la giornata e' piu' oscura e le nuvole nel cielo sono nere e cariche di pioggia un raggio di luce filtra fra le nuvole e tocca la terra ricordando che il sole esiste sempre, anche se nascosto.
Ed era proprio una giornata di questo tipo quando incontrai mia madre, era il 1990. Quella mattina ero particolarmente depressa perche' avevo subito un nuovo attacco dalla vicina del piano di sotto e stavolta non si era limitata a definirmi una poco di buono, ma sputo' ripetutamente verso di me al mio passaggio sul suo pianerottolo, quando stavo ritornando dalla spesa.
Mia madre venne a trovarmi con mia zia e costoro mi dissero che, forse, avevano una soluzione per me e per il mio problema. Mi parlarono di un giovane uomo che poteva aiutarmi. Io rimasi sconvolta e sconcertata. Come potevano propormi un altro imbroglione dopo aver speso dei milioni in ciarlatani? Non avevo nessuna intenzione di ascoltarle e dissi chiaramente: "la nostra vita e' soggetta al terrore che quella donna ci sta continuamente dando. Non c'e' soluzione, lasciate stare tutto. Non ho intenzione di farmi fregare un'altra volta". Ormai mi ero rassegnata a vivere in quella dimensione tenebrosa per me e per i miei cari.
Quando si arriva al punto in cui ero arrivata io si sviluppa un senso di totale apatia e sembra quasi che una parte di te inizia ad anestetizzarsi a tutto. Quella situazione, pur invivibile, era l'unica che conoscevo e ormai una parte di me era come morta. Mi ero rassegnata al fatto che la mia vita non era mai stata come la vita di molte altre mie amiche. Anche solo un momento di pace e di serenita' non ero mai riuscita ad assaporarlo. Anche solo la calma di una casa mi era stata rifiutata e, quindi, dovevo adattarmi a quella sofferenza. Dovevo farci il callo, narcotizzarmi definitivamente e non augurarmi piu' nulla. E, naturalmente, eliminare definitivamente anche ogni speranza di vita serena ed era questo che stavo iniziando a fare in quel periodo.
Passarono delle settimane e, intanto, ogni volta che incontravo mia zia lei insisteva su quel punto."Devi conoscere quel ragazzo.e' straordinario. Non sai quanto mi sta aiutando". In effetti avevo notato che lei, negli ultimi mesi, aveva acquisito un atteggiamento diverso, piu' di ascolto e di empatia. Pensate che lei aveva quasi 80 anni in quel periodo e soffriva di diversi disturbi e di ansia e, nonostante questo, era carica di energie e la vedevo piu' serena, felice. Lei, da sempre, era a conoscenza della mia sofferenza e, oggi, credo che piu' di mia madre mi sia stata vicina in quel periodo. Forse senza parlare, ma credo che lei sentisse in quale angolo buio e segreto fosse finita la mia anima.
Alla fine mi decisi di incontrare questo ragazzo che, a suo dire, era stato l'incontro piu' importante di tutta la sua vita. Solo molto piu' tardi ho saputo che mia zia, in realta', era una Ricercatrice e che questo ragazzo era il suo ultimo maestro. Costui non l'aveva aiutata come io pensavo (con qualche fattura o con qualche magia o chissa' quale stranezza esoterica) bensi' l'aveva aiutata a sviluppare una coscienza nuova.l'ultimo tassello della sua crescita spirituale. Ma allora io non sapevo nulla di tutto questo e credevo che mia zia fosse una persona affascinante, ma un po' bizzarra come tutti gli appassionati di occultismo e robe del genere.
Vi avevo detto che anche mia madre aveva conosciuto questo ragazzo e quando vi raccontero' quello che e' successo nella sua vita comprenderete quale miracolo sia possibile nel cuore di un uomo. Mia madre nella sua vita, pur essendo una donna tendenzialmente buona, aveva fatto delle scelte egoiste. La sua testardaggine e la sua caparbieta' la facevano sembrare una donna piuttosto pragmatica e a volte anche un po' arrivista. Mai si era posta seriamente domande di tipo interiore. Eppure il cambiamento che si e' verificato nel suo cuore oggi mi rende fiera di essere la figlia di una donna che e' diventata un esempio per tutti noi. Ma di questo ve ne parlero' piu' avanti.
Ci volle del tempo prima che mia zia potesse fissarmi un appuntamento, ma alla fine ci riusci'. E cosi', quella mattina, uscimmo insieme dalla mia casa e ci dirigemmo verso Roma. Il mio cuore batteva piu' forte del solito, non so perche', ma posso dire che ero stranamente tesa. Quando suonammo alla porta ci venne ad aprire una signora gentilissima che ci fece accomodare in un piccolo salottino. Dentro di me ero profondamente scettica, perche' pensavo che quella poteva risultare un'ennesima delusione.
Mi sentivo un po' strana, sentivo un forte profumo in quella casa e non riuscivo a stabilire se era di rose o di incenso. Mi sembrava come se il tempo si fosse fermato se voi oggi mi chiedeste quanto tempo attesi in quella saletta non vi saprei rispondere. Percepivo il tempo come rallentato, anche se in realta' non passarono piu' di dieci minuti, forse.
Alla fine fummo ricevute e solo oggi posso dire, che anche per me, quello fu l'incontro piu' importante della mia vita.
Non vi sto a raccontare cio' che mi fu detto e fu fatto, perche' questo riguarda me sola, ma posso dirvi quello che ho provato nel vedere quella figura.
Era un ragazzo normalissimo, aveva degli occhi molto particolari, e all'epoca i suoi capelli erano lunghi e raccolti. Taluni gli cadevano sul viso come se fosse una ragazza ed i suoi lineamenti erano delicati, le sue mani erano particolarmente lunghe e bianche. Ma la cosa che mi impressiono' fu la sua voce. La sua voce, in contrasto con questa figura cosi' dolce, era invece matura e profonda. Il suo italiano era perfetto e non si sarebbe mai capito da quale nazionalita' o regione italiana provenisse. Il suo lessico era forbito e, pur essendo molto giovane, parlava come un adulto. Questo veramente mi impressiono'. Voi non ci crederete, ma quella persona parlava, si muoveva esprimeva ragionamenti cosi' appropriati e profondi che quando seppi la sua eta' quasi non volevo crederci. Mia zia mi disse, quando fummo soli, che lui aveva solo diciassette anni. Io rimasi attonita, era cosi' sconvolgente che una persona cosi' giovane avesse destato in me un senso profondo di rispetto sia per la sua ampia cultura che per i suoi modi. Vi assicuro che i ragionamenti e la discussioni che insieme intraprendemmo, la sintonia con la quale lui mi comprendeva e suscitava in me nuovi punti di vista, la sua attenzione cosi' elevata ad ogni mio gesto, ad ogni mia parola e la profondita' con la quale mi chiedeva di imparare ad osservarmi per farmi notare le incongruita' del mio atteggiamento (come se mi conoscesse da sempre) e per farmi assumere un nuovo atteggiamento interiore innanzi al mio problema, sembravano quelli di un accademico di straordinaria erudizione. Ma non solo, il suo livello di consapevolezza di se stesso e dei suoi gesti, dei gesti che fece come per consolarmi, i gesti piu' giusti e le parole piu' esatte, mi resi conto solo dopo che avevano uno scopo ben preciso. Quello di farmi acquisire uno stato d'animo da portare via con me, nella mia casa e nella mia situazione cosi' difficile. L'AMICO, questo era il nome di quel ragazzo, aveva gia' iniziato ad aiutarmi ed io neanche me ne ero accorta.
Per diverso tempo potei incontrare L'AMICO anche con mio marito e intraprendemmo una serie di discorsi interiori, tutti comunque legati al mio problema. Giammai lui mi chiese di iniziare un cammino interiore, bensi' ogni volta che ci vedevamo lui mi chiedeva come stavano andando le cose e come correggere il tiro dei miei atteggiamenti tutti, pero', concernenti il problema particolare della mia vicina.
Pian piano, nel tempo, le cose iniziarono straordinariamente a cambiare. Innanzi tutto il cambiamento avvenne dentro di me e nelle mie percezioni della realta' circostante. Divenni un po' piu' consapevole delle mie reazioni e come potevo intervenire con lo sforzo cosciente e, di nuovo, come quando ero ragazzina sentii cosa voleva dire alzarsi la mattina, con gioia nel cuore. Era gioia vera e pura! Non sapevo da dove provenisse, eppure sentivo che L'AMICO (il cui nome dall'ebraico significa "dono di Dio al mondo") mi aveva dato dei "segreti" comportamentali totalmente nuovi, degli atteggiamenti apparentemente assurdi per il mio odio ed il mio rancore (perche' vi assicuro che non e' affatto facile "amare" in quei momenti) che stimolavano nella mia vicina un senso di calma. Infatti, ad un certo punto, con il passare del tempo ella comincio' IMPROVVISAMENTE e STRANAMENTE a cambiare.
Forse credo di fare cosa utile se riporto qualcuno di questi discorsi intrapresi con lui, per far capire al lettore di questa mia piccola biografia, la profondita' di un diciassettenne che in un certo qual modo mi ha salvato, nel modo piu' profondo e piu' vero di come qualcuno puo' salvare una donna da una situazione disperata.
Una volta andai a trovarlo e lui mi chiese di fare una passeggiata, in effetti le passeggiate con lui erano sempre una forma particolare di comunicazione che lui desiderava instaurare. I suoi "suggerimenti" li faceva cadere con apparente disattenzione, senza dargli troppa importanza e, spesso, cambiava improvvisamente discorso parlando di banalita' o raccontandomi una barzelletta. Dovevo fare ogni volta uno sforzo incredibile di attenzione, in quanto avevo capito che, se volevo una risposta diretta, lui non me l'avrebbe mai data. Ci sarei dovuta arrivare da sola, lui "suggeriva" soltanto e i suoi avvertimenti, idee o consigli, dovevano essere messi insieme come un puzzle che potevo ricomporre solo se fossi stata attenta e non in preda ai miei pensieri.
In una passeggiata, quando nel giardino pubblico vicino la sua casa erano sbocciati dei fiori rossi bellissimi, mi disse: "Cara Teresa, tu finora hai ignorato le capacita' della mente umana! Ma non sto parlando della mente con la quale tu fai i conti per la spesa o analizzi un problema, parlo di un'altra mente. Una mente superiore che e' in te, ma con la quale tu entri raramente in contatto. Quella "mente" e' l'Io sono che e' in te e che tu ignori solo perche' non hai sviluppato la giusta attenzione ed il giusto livello di consapevolezza. Viviamo tutti come delle macchinette, svolgiamo il nostro lavoro quotidiano, la domenica ci riposiamo e ricominciamo la settimana completamente dimentichi che esistono altre realta' e universi paralleli al nostro. Perdiamo il senso dell'esistenza e iniziamo a far parte di un ingranaggio che ci conduce tutti ad uno stesso punto: perdiamo di vista i veri scopi e smettiamo di sentire la temporaneita' della vita. Non ci rendiamo conto che non siamo eterni, immortali e che non vivremo per sempre e che il nostro scopo deve essere quello di lasciare un segno di luce al nostro passaggio su questa terra." Quando lui pronunciava queste parole stava osservando dei cani che stavano giocando. Sembrava quasi che ne parlasse come la cosa piu' normale e semplice del mondo! Mentre per me era una realta' sulla quale, per molti anni, avevo riflettuto anche con sofferenza e non potei non pensare a quello su cui riflettevo da giovane sulla spiaggia, guardando le altre persone distese a prendere il sole.
Dopo aver fatto una battuta sui cani ricomincio' a parlare: "se l'uomo si rendesse veramente conto di tutto questo, si fermerebbe da questo giro vorticoso su se stesso e inizierebbe a porsi le domande fondamentali. Il problema e' che oggi e' piu' difficile di ieri in quanto il meccanismo che induce gli uomini al sonno e' assai piu' forte di quello che esisteva 100 o 200 anni fa." Intanto mi chiedevo cosa ne poteva sapere lui su questo, dato che aveva solo 17 anni. E lui, come se mi leggesse dentro, rispose: "E' strano ma a volte credo che la gente si faccia idee sciocche su come debba essere un iniziato o un maestro o un uomo sul sentiero! Il fatto e' che l'evoluzione non dipende solo da un fattore di tempo, anche se quello e' necessario. Soprattutto dipende da quanto un'anima e' vecchia e pronta a ricevere l'insegnamento! Taluni pensano che un maestro debba essere un santone con una tunica bianca e la barba o i tratti orientali, ma questo e' solo perche' si fermano all'immagine esteriore! Molta gente parte per andare in India o in medioriente alla ricerca di una Guida e questo va bene, ma non si rendono conto che il Cammino si puo' trovare anche qui ed e' alla portata di coloro che cercano veramente, con il cuore. Ma a volte deve passare del tempo perche' questa possibilita' venga colta o si manifesti apertamente, in base alla maturita' di ciascun cercatore. Il Maestro arriva sempre e solo quando e' il tempo ed il momento non un attimo prima, ne' uno dopo. Per questo a volte mi affretto ad andare verso qualcuno e mi propongo e altre volte rifiuto una persona, categoricamente, nascondendomi e comportandomi in modo che non mi riconosca.
Un maestro e' un uomo rigenerato, ma (in base al compito che devo condurre a termine) si comporta come tutti gli altri e conduce una vita esteriore normale. Se non fosse cosi' non potrebbe svolgere correttamente la sua funzione. Sapevi che io vado anche in discoteca a ballare qualche volta?" E si mise a ridere fragorosamente.
Passo' del tempo e, intanto, feci quello che L'AMICO mi aveva consigliato. Innanzi tutto mi avvicinai alla mia vicina, costringendomi a vincere la paura e a propormi come un'amica. Dovevo, ad esempio, prepararle un dolce e se lei lo avesse rifiutato avrei dovuto insistere e semmai lasciarglielo fuori dalla porta. La cosa strana e' che L'AMICO mi disse che non era importante quello che avrei fatto, ma COME lo avrei fatto. Cioe' l'atteggiamento interiore che, secondo lui, avrebbe attivato delle energie. Mi spiego' dei piccoli "trucchi" che mi avrebbero insegnato a mantenere una certa postura dell'anima, che era di apertura e accoglimento.
Le cose non furono facili, anzi, e soprattutto nella fase iniziale ci furono delle reazioni ancora piu' violente che se, in quel momento, avessi desistito dalla mia intenzione mi sarei ritrovata in una situazione assai piu' grave di quella di partenza. Eppure, siccome non avevo altra scelta, continuai ad applicare i consigli di L'AMICO e con l'andare del tempo sentivo che qualcosa stava cambiando in me e, stranamente, anche in lei.
Infatti L'AMICO spesso diceva negli incontri che avevo con lui: "in effetti siamo tutti collegati. Noi non ci rendiamo conto, perche' per lo piu' dormiamo, che un cambiamento nell'altro puo' avvenire solo quando avviene un VERO cambiamento in noi stessi (enfatizzo' la parola "vero"). Esistono delle Energie e delle Forze e noi dobbiamo riconoscerle ed utilizzarle a vantaggio nostro e del nostro prossimo, il fatto e' che per fare questo dobbiamo essere sottoposti ad un tirocinio che per taluni puo' essere molto duro e faticoso. Questo puo' avvenire soltanto se noi sviluppiamo la nostra coscienza. Cosa vuol dire?" In effetti lui aveva capito che non avevo compreso, dalla espressione che avevo in volto, e inizio' a spigarmi "vuol dire che dobbiamo smetterla di essere automatici! Per fare questo dobbiamo imparare ad osservarci e a vedere i nostri soliti meccanismi. Conosci quello che Freud chiama meccanismo di "reiterazione"?" Risposi che non conoscevo questo meccanismo "La reiterazione e' il meccanismo che ci conduce in modo automatico alla ripetizione dei medesimi errori. Noi siamo, in realta', continuamente soggetti a delle influenze interne ed esterne a noi. Siamo influenzati dalla nostra educazione e dai fattori sociali, siamo influenzati dall'ambiente circostante in modo talmente forte che talvolta e' paralizzante! E il bello e' che neanche ce ne rendiamo conto, attribuendo ad un nostra scelta consapevole ed autonoma tutte le scelte della nostra vita. In realta' noi siamo strutturati a scegliere sempre la via piu' facile e semplice, lo facciamo in modo automatico, per un meccanismo di preservazione dalle difficolta'. Ma cosi' facendo non ci rendiamo conto che ricadiamo spesso nelle medesime situazioni e nei medesimi problemi. Eppure crediamo di avere sempre problemi nuovi! In realta' sono nuovi solo apparentemente, perche' il problema vecchio e' in noi stessi e nella nostra meccanicita'. Ma di questo e' inutile che te ne parli ora. Sono cose che dovrai capire tu stessa, se te ne parlo io non ha senso. Il mio ruolo e' solo quello di farti notare cose, che tu avresti potuto notare gia' prima e da sola. In tal modo tu inizierai te stessa al cambiamento.
Io non posso iniziare nessuno. Solo noi stessi possiamo iniziarci. Il mio scopo non e' iniziare qualcuno, ma aiutarlo ad iniziarsi da se'. Questo e' lo scopo di una vera guida, ella non potra' mai sostituirsi al Cammino di comprensione che devi fare tu. Anche se senza una guida non si va da nessuna parte, perche' e' impossibile superare certi ostacoli da soli, che si frappongono al raggiungimento di tali iniziazioni. Senza una guida esterna, senza un maestro, e' impossibile raggiungere l'obiettivo. Ma e' anche vero che ad un certo punto se l'allievo non ha fallito ed e' riuscito ad elevarsi attraverso le sue autoiniziazioni (il che puo' anche durare un bel po' di anni) il maestro dovra' imporgli l'ultima prova: il distacco totale da lui, il suo abbandono. E ti assicuro che dopo che conosci un Maestro e sei cresciuto a sufficienza per conoscerlo meglio, non vorresti mai abbandonarlo. Io stesso ho fatto questa esperienza su me stesso. e' una delle prove piu' difficili e la dispensa il maestro stesso! Molti falsi maestri non arrivano mai a questo punto e creano delle dipendenze che durano anche venti o trenta anni, anche se il discepolo sarebbe pronto ad andare aventi da solo. Ma che vuoi farci? Esiste l'oro vero come esiste quello falso." Intanto si alzo' e siccome c'erano dei piatti da pulire mi disse "Ora lavo i piatti! Sapevi che esiste un modo per risparmiare detersivo? L'ho scoperto di recente!" . E si mise a ridere insaponando i piatti sporchi mentre io mi alzai per salutarlo.
In effetti c'erano dei momenti in cui non riuscivo bene a comprendere quello che mi diceva ma, oggi, a distanza di dieci anni da quei giorni lo comprendo. A volte per capire un maestro ci vuole molto tempo..
Dopo che le cose con la mia vicina si erano gia' sistemate e riuscivo addirittura ad instaurare un dialogo piu' calmo con lei, andai spesso a trovarla. Un giorno suonandole alla porta mi venne ad aprire con uno sguardo assente era magra ed il suo viso scavato e pallido; mi resi conto che in realta' era solo una persona malata che aveva bisogno di aiuto. E, per la prima volta nella mia vita, sentii che quell'ammasso di odio e di rancore che portavo nel cuore si stava sciogliendo. In quel momento sentii le parole di L'AMICO riecheggiare dal mio cuore, proprio come se partissero da dentro, dal cuore stesso, come un tonfo. Le parole erano queste: "Ama quest'anima!" e dentro di me sentii un brivido attraversarmi per tutto il corpo. A quel punto feci una cosa assurda per me, mi ritrovai ad abbracciarla. Sentivo sgorgare amore dal mio cuore, come un torrente, una fiumana di energia amorosa che partiva da dentro e che investiva entrambe. Per la prima volta, dopo anni di improperi, di calunnie, di cattiverie, di dolori mi ritrovai a stringere fra le braccia quella donna che, fino a poco prima, rappresentava il mio il mio incubo peggiore. E abbracciandoci ci sciogliemmo entrambe in un mare di lacrime.
Il mio lettore non deve pensare che a questo ci arrivai nel giro di una settimana o con pochi sforzi. Gli sforzi furono numerosi e spesso L'AMICO mi metteva alle strette dicendomi che avrebbe smesso di aiutarmi, se non avessi fatto quello che dovevo fare.
Lui era determinato nell'aiutarmi, ma diceva che non poteva fare nulla se io non mi fossi abbandonata e non gli avessi dato retta. E quanto fu difficile per me fare questo!
Ma la situazione era contingente e lui rappresentava per me l'unica via di uscita, forse questa sensazione mi permetteva di essere nelle sue mani come un fiore che si lascia trasportare dalla corrente.
Ma vi assicuro che non era affatto facile e lui non mi dava nessun tipo di conforto quando avevo paura di svolgere una delle cose che lui mi chiedeva di fare. In quei momenti arrivai persino ad odiarlo, pensando che lui non capiva i miei bisogni. Di questo oggi, a volte, me ne vergogno ma chiunque ha mai avuto una vera Guida accanto sa di cosa sto parlando e conosce le prove, gli stati d'animo, le gioie estatiche e le sofferenze terribili che si passano. Ma la Guida e' sempre li' a ricordarti cosa devi fare e a non offrirti mai la spalla su cui piangere. Anche se L'AMICO a volte e' un ottimo consolatore, non desidera che lo si consideri uno psicologo e non vuole che nessuno faccia di lui il sostitutivo di figure psicologiche. "Io non sono la Meta" mi diceva spesso.
Intanto passarono gli anni e i miei rapporti con la vicina di casa erano grandemente migliorati. Ad un certo punto pero', mentre ero in cucina, venni a sapere una notizia terribile. Una telefonata mi informo' che la sig. Mara era gravemente ammalata, un cancro al fegato. In quel momento sentii un grande sconforto dentro di me e corsi di sotto. Sapevo che lei non stava bene in salute, e che era stata recentemente in ospedale, ma non sapevo il vero motivo e credo che neanche lei lo sapesse.
Dopo un po' di tempo la sua malattia purtroppo peggiorava e lei non poteva piu' muoversi dal letto. Mi arrivo' una telefonata era lei che mi chiamava e mi pregava di scendere. Io scesi senza pensarci un attimo e la trovai a letto che piangeva disperandosi. Io l'abbracciai e lei mi chiese scusa per avermi disturbata. Molto probabilmente la malattia e la solitudine le avevano aperto il cuore e, anche se il suo aspetto era deperito a causa della malattia, non aveva piu' da tempo quell'atteggiamento di astio dei momenti precedenti. Ora era completamente indifesa. L'abbracciai e gli dissi che poteva chiamarmi ogni volta che ne aveva bisogno e lei, continuando a piangere, mi disse di perdonarla per tutto il male che mi aveva fatto. "Nulla di tutto questo ha ora piu' importanza" le dissi con le lacrime agli occhi.
Riferii tutto a L'AMICO e lui si dispiacque molto di questo. Egli mi disse: "Ora il tuo compito e' quello di stare accanto a questa donna e di aiutarla a morire. Non pensare che sia stata la sua cattiveria ad ucciderla o un colpo di ritorno per quello che ha fatto. Pensa solo ad amarla, come se fosse una sorella perche' un giorno anche tu potresti aver bisogno di aiuto. Aiuta questa donna, aiutala a vivere questi ultimi mesi con gioia amala con tutta te stessa. Quando tutto questo sara' finito tu inizierai la tua vera crescita ed inizierai il camminoquesta e' stata la tua prova che ti ha permesso d'allenare te stessa ad una maggiore vigilanza consapevole sulle tue reazioni. Ora sei pronta per entrare nella Via."
Non sapevo cosa, allora, voleva dire, ma immaginai che la morte di questa donna avrebbe significato per me qualcosa di molto importante, una specie di diaspora simbolica. In realta' era una parte di me che moriva con lei, moriva il mio passato. Vi assicuro che se qualcuno mi avesse detto, in passato, che avrei cosi' sofferto per la morte di quella donna, che era per me un incubo, non gli avrei mai creduto.
Le mie esperienze con questo "giovane" maestro hanno cambiato la vita non solo mia, ma anche della mia famiglia. Ed ancora oggi che il suo insegnamento mi viene continuamente impartito rende quello che ho scritto qui ancora piu' vivo e vibrante.
Naturalmente con il tempo andai a trovarlo non piu' per il problema della vicina, che si era risolto in modo assolutamente imprevisto per me, ma per chiedergli di diventare sua allieva, di imparare da lui come raggiungere un livello di consapevolezza superiore. Il mio cuore era colmo di tranquillita', di serenita' perche' sapevo che c'era qualcos'altro oltre l'apparenza visibile.
Mi ricordo di un'esperienza fatta al suo fianco che non dimentichero' mai e che, forse, aiutera' il lettore a comprendere meglio L'AMICO che, in certi momenti, posso aver descritto in modo troppo personale.
Una mattina, dopo una solita passeggiata, egli mi disse che aspettava visite e che se avessi voluto sarei potuta stare al suo fianco per assistere. Era strano perche' mai mi aveva chiesto di rimanere vicino a lui in quel modo cosi' determinato. Mi disse: "la persona che vedrai ha dei problemi di carattere interiore e spirituale ma tu non avere paura rimani salda e .fidati."
Dopo essere rientrati in casa attendemmo pochissimo e sentimmo suonare alla porta, era una donna sulla quarantina accompagnata da altri parenti. Costei appena vide L'AMICO si butto' contro di lui come per scuoterlo. Io rimasi atterrita, ma invece vidi che lui era tranquillo. Inizio' a dimenarsi e a dire parole inconsulte.. non potete immaginare come mi sembro' che ci fosse un'attinenza fra quello che sentivo allora e quello che avevo provato quando la mia vicina, anni prima, mi ingiuriava violentemente. Lui si sedette e traccio' un cerchio con del gessetto intorno a quella donna, che rimase immobile come tramortita. Ad un tratto, mentre lui stava disegnando questo cerchio, mi resi conto di quello che stava accadendo. Su un mobile pieno di oggetti d'argento vi era anche un tagliacarte abbastanza affilato. Vidi il corpo di questa donna gettarsi su questo oggetto ed afferrarlo il suo viso era sconvolto e le orbite dei suoi occhi mi sembrava uscissero dal loro incavo. Con quel tagliacarte affilato in mano minaccio' L'AMICO ripetutamente e ad un tratto si scaglio' contro di lui, come per ferirlo. Io ero fuori di me, avevo paura non solo per lui, ma anche per me stessa e per quello che poteva succedere.
E qui accadde una cosa che mi sorprese veramente. Lui disse solo una parola: "La ilaha il Allah" (che poi ho saputo tradurre dall'arabo con "non c'e' Dio all'infuori di Dio) e a quel punto quella donna si fermo' come paralizzata, facendo cadere il tagliacarte dalle sue mani. Lui termino' di chiudere il cerchio e disse delle parole (forse in arabo, ma non ne sono sicura) che sconvolsero quella donna. La vedevo dimenarsi, bestemmiare, sputare e non potevo non trovare un collegamento con quello che io stessa avevo personalmente vissuto.
Ad un tratto ebbi la sensazione che tutte le sofferenze umane, i dolori, le angosce si stessero concentrando in quella piccola stanza tutte nel cuore di quella donna. Riuscivo a percepire un senso di profonda compassione ed amore per quell'anima che, straziata, si dimenava su se stessa con rantoli e grida. Quando provai questa sensazione fortissima dentro di me, all'altezza del mio cuore, vidi che L'AMICO mi guardo' per un attimo e mi sorrise.
In un istante la donna si mise a piangere L'AMICO si chino' verso di lei come per consolarla, per abbracciarla stretta al suo petto e per sussurrarle qualcosa. Mi sembra di ricordare che le sue parole fossero "e' tutto finito."
Cosa ha significato per me questa esperienza? Volete chiedermi se e' stato un demone o se quella donna fosse posseduta e L'AMICO l'abbia esorcizzata? Non so. A queste domande non so rispondere, ne' credo che sia questo l'importante. Credo invece che l'importante sia capire quale lezione ne ho tratto. In effetti mi sono resa conto che veramente l'amore e' l'antidoto contro tutti i mali.e' strano ma solo quando ho amato quella donna, quando tutto il suo dolore sono riuscita a sentirlo anche io in lei qualcosa e' cambiato e credo che L'AMICO questo mi abbia voluto insegnare quella volta non con le parole. Questa fu per me la sua prima lezione "non verbale".
Vi avevo gia' parlato di mia madre e, anche se sommariamente, vi ho raccontato com'era il suo carattere. Anche lei aveva conosciuto L'AMICO e inizialmente, pero', non ne aveva tratto le stesse impressioni di mia zia. Infatti lei, per temperamento, era sempre stata una persona scettica, che poco si fidava degli altri e l'incontro con una persona come L'AMICO a lei non avrebbe creato nessun tipo di reazione, proprio perche' era troppo presa a pensare a se stessa ed ai problemi che incontrava ogni giorno. Dopo, pero', questi anni in cui aveva assistito a tutto quello che mi era successo e, avendo dei problemi di salute che gli hanno impedito di vivere da sola, e' accaduto qualcosa di eccezionale. Inizio' a dirmi che spesso sognava L'AMICO e che sentiva sciogliersi qualcosa in lei. Dopo ogni sogno, mi spingeva a chiamarlo telefonicamente e a chiedergli un incontro il prima possibile. Ma lui sempre mi diceva "ho gia' incontrato tua madre" (era strano perche' erano mesi che non la vedeva) e rimandava gli incontri dicendo che era molto occupato. Questo suo atteggiamento era strano, in quanto a me non aveva mai rimandato un incontro, anche se ero io a chiederlo. Non capivo che, in realta', lui stava stabilendo una comunicazione diversa, forse su un altro piano con lei e che il suo intento era diverso di quello di una semplice chiacchierata, ma me ne sono resa conto con il tempo.
Infatti con il passare delle settimane vedevo mia madre avvolta di una strana dolcezza e il suo carattere aspro inizio' a scomparire. Se oggi voi la incontraste sono sicura che rimarreste sbalorditi di come sia cambiata e di quanto amore oggi ci sia nel suo cuore. Mentre prima cadeva continuamente in depressione ed era necessario cercare di sostenerla ed incoraggiarla a superare una malattia o una preoccupazione, ora era lei che incoraggiava noi tutti.
Mentre sto scrivendo mia madre ha 86 anni e, quello che ha detto L'AMICO ultimamente e' che lei e' una delle prime persone che ha raggiunto la me'ta, che si e' fusa totalmente in Dio o in quella che Gurdijeff chiama "coscienza superiore". L'AMICO disse una volta "non ci rendiamo conto che spesso cerchiamo fra i santoni dell'india quello che potremmo trovare molto vicino a noi. Tua madre oggi ha raggiunto livelli che mi auguro vivamente voi possiate soltanto immaginare. Spesso non ci rendiamo conto che in una persona che soffre, in un malato, in un portatore di handicap puo' celarsi un maestro fra i piu' grandi. Dormiamo cosi' profondamente che diamo piu' importanza alle parole, ai dibattiti, alle conferenze, ai discorsi e ci dimentichiamo che l'insegnamento non e' nelle parole, ma si cela nel fondo del cuore e dell'esperienza. Io conduco dei gruppi di studio e ho iniziato a permettere alle persone di avvicinarsi all'Insegnamento tramite me, ma l'Insegnamento non e' mio, io sono solo un canale, una ricetrasmittente che da ora in poi voi potrete trovare anche nella madre di Teresa. Quando non sapete cosa fare, andatela a trovare. Le sue parole saranno come le mie e saremo due bocche con un'unica parola." A proposito dei gruppi che lui stava iniziando a condurre vorrei dire alcune cose. Stranamente nell'ultimo anno L'AMICO ha iniziato ad essere invitato da persone che vogliono conoscerlo, in molti luoghi sia in Italia che all'estero. E' sorprendente come si aprano dinanzi a lui delle porte e, persone sconosciute, sembrano riconoscerlo e gli offrono ospitalita' e la possibilita' di fare incontri mettendogli a disposizione tutta l'assistenza necessaria. Una volta gli ho chiesto come reclutasse le persone che volevano avvicinarsi a lui per conoscere il Lavoro. Lui disse: "Io non ho tempo da perdere e quando parlo con la gente, i miei discorsi hanno due obiettivi: il primo continuare a divulgare certe idee, in secondo luogo conoscere certe persone che da tempo stanno cercandomi. In realta' coloro che cercano e che sono destinati ad incontrarmi, gia' mi conoscono e mi aspettano da tempo. Ma non devi pensare che io sia l'unica porta disponibile, in realta' io valgo assai meno di quello che gli altri mi dipingono! Io sono solo un punto di riferimento in Italia e in altri paesi affinche' l'Insegnamento originale venga ancora trasmesso. Il problema sta nel fatto che la gente ha sempre falsi concetti e si ammanta di false idee e in tal modo non fa un passo nella Via, il rischio di questa trappola e' sempre dietro l'angolo. Io cerco, nei limiti delle mie possibilita' di contrastare questa trappola, se Dio mi dara' la forza. Ti ricordi quando ho parlato di Gurdjieff?" "Si" risposi. In realta' L'AMICO ne parlava sempre abbondantemente soprattutto agli estranei che venivano a trovarlo da fuori. "Ebbene" riprese a parlare "Gurdjieff e' stato uno di quelli che sono stati mandati in occidente per divulgare un certo tipo di insegnamento. Oggi, pero', i suoi metodi non portano piu' da nessuna parte in quanto ogni cosa e' legata al tempo e al luogo in cui viene detta e fatta. Gurdjieff e' morto e con lui e' morto il suo sistema. Pero' non e' morta la possibilita' di evolversi e di progredire nel cammino. Mi dispiace sempre vedere i gurdjieffiani di oggi infilare le loro mani nei ciottoli di un pensiero ormai scomparso. Ma fin quando non si sveglieranno e non cercheranno la fonte dell'insegnamento non avranno molte possibilita'. Questo sono i libri di Gurdjieff ed Ouspensky oggi: archeologia intellettuale. Il loro scopo e' solo quello di far avvicinare le persone ad una possibilita' e di sedare la sete della funzione mentale inferiore. Per il resto non servono a molto altro. Anche se la loro funzione positiva la svolgono molto bene."
Oggi nel 2000, dopo dieci anni di Lavoro con L'AMICO, posso dire di essergli veramente grata. E non dovete pensare che ora la mia vita sia bellissima e che L'AMICO sia la panacea che mi guarisce da tutti i problemi e che tutto ora sia rose e fiori. Non e' cosi'. Ancora oggi sto lottando e sto lavorando su me stessa. Lui mi da' solo gli strumenti affinche', come spesso dice ".non sia io a darti il pesce da mangiare, ma tu a costruirti la tua bella canna da pesca"
Posso pero' dire che ho compreso quale deve essere il mio obiettivo: l'evoluzione. Ho compreso che questa evoluzione partecipa ad un Piano Cosmico che e' un'opera grande di cui io sono solo un piccolo frammento. Ho compreso che non tutto cio' che e' visibile e' reale e che non tutto cio' che e' invisibile e' irreale, ma soprattutto ho capito che gli scopi della vita di una persona possono essere altri che non la macchina, il pullover nuovo o il bel lampadario. Ho compreso che dentro di me esistono potenzialita' che non credevo di avere e che solo un dito esperto sa ben indicare.
Questa e' la mia testimonianza e in essa ho provato delle emozioni fortissime a comunicarvela. Spero che tutte le persone che la leggeranno possano trovare in essa una voce di speranza, un messaggio: che nei momenti di scoraggiamento possano anch'essi alzare per un attimo lo sguardo al cielo e sentire che la Stella piu' luminosa esiste anche per loro..
TERESA ALEO
I diritti sono dell'Autrice.
I nomi riportati possono essere inventati per non ledere la privacy altrui.